Assedio

L’assedio ha avuto inizio

Alle 3 di lunedì mattina. 

Perché la notte le ha portato consiglio

Ma ha portato quello sbagliato. 

Organizzato per stremare,

Per togliere il fiato e far soffrire.

Quella senz’aria è la morte peggiore

Perché quando ce l’hai nella gola

Anche il mare è crudele.

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Ulisse. 

Qualche riga

Da decifrare 

E altre mille e cento 

Cose da capire. 

Ma sai cosa, Ulisse?

Le tue parole son tornate a casa

E tu stai ancora in viaggio,

Da così tanto che il mare

Ormai ce l’hai nella gola,

Da così tanto che Itaca

Neanche ricorda più la storia 

Delle mie mani

Che hanno retto l’ancora

Di una nave fantasma

Per non farla salpare.

Perché il vento è crudele 

Ma tu di più. 

Perché le vele sono egoiste

Ma tu di più .

Perchè il tempo è bastardo

Ma tu di più. 

E allora buon passato Ulisse,

A me quello non serve. 

Nella nebbia. 

Ho perso nella nebbia le chiavi di casa

Quelle che avevo appeso al collo

Forse per ironia, un minuto prima

Di perdere la testa. 

Convinta che qui non ci fosse la nebbia

Che siamo a due metri dal mare

Che siamo a due metri dal mare

Da qui si può quasi nuotare

Al massimo c’è un po’ di puzza 

Di salsedine e periferia

Salsedine e periferia

Salsedine portami via. 

Sulla luna. 

Dirò di averti vista tra le crepe

Di una casa in rovina

Coperta dall’edera,

Quella che cresce su una sola collina

Della luna. 

Dirò di averti vista tra le lacrime

Del sole d’Agosto 

Quello che sembra più una nuvola

E che poi si scioglie nel mare

Ogni singola sera, alle 9. 

Dirò di averti vista 

Quando eri poco meno di te stessa 

E un po’ meno una maschera

da quando hai contato fino a 10

Ma all’incontrario

E non perché si fa

Ma perché hai il cuore che rintocca 

I secondi accordato con il La

Del telefono. 

Sputo. 

È uno sputo di tristezza 

Che mi toglie il sapore del bene

Da labbra piene

Di ogni genere d’insicurezza. 

È uno sputo di tristezza 

Che dà una lucidata 

Ad una fottutissima etichetta

Nuova di zecca

E vecchia contemporaneamente

Come una polaroid del 1937. 

È uno sputo di tristezza

Solo uno sputo 

Perché poco di più sarebbe troppo

Anche per quelli che hanno consapevolezza

Di predicare crudeltà abnorme,

Di regalare sguardi disumani

Ma noi, ricordatelo

Noi abbaiamo come i cani,

Noi facciamo più rumore

Di un cacciabombardiere. 

Il tempismo è relativo. 

Non ho mai avuto tempismo

Con le persone 

È sempre stata la motivazione

Data in silenzio,

Che somiglia più ad una giustificazione

In realtà, 

Per lo sforzo di comprire la mia incapacità 

Di saper amare

O forse quella di riuscire

Ad essere amati. 

Non ho mai avuto tempismo

Soprattutto con le persone

Quella fissa d’arrivare

Sempre troppo puntuale

Costretta sempre ad aspettare.

La più atroce delle torture. 

Io non ho mai avuto tempismo,

Non con le persone. 

Ho sparpagliato pezzi di cuore

E loro non hanno fatto altro

Che farmi aspettare. 

Foto tagliate. 

Le piacciono 

Le foto tagliate

Perché odia il suono

Della sua voce. 

Non che il collegamento

Abbia senso

Ma ne ha nel tormento

Dei suoi occhi 

Da sedicenne

Che chiede una goccia 

Di nostalgia 

Ad ogni cittadino del posto,

Per trasformarla in una lacrima

Da piangere di notte

Per la morte dell’unico fiore

Sulla strada di scuola. 

E vuole tutto, ma mai pena. 

Perché quella taglia la pelle.

Conosce il dolore del mondo

Ma lo moltiplica per cento 

Perché ha il cuore troppo debole.

Il problema è che non lo dicevano 

Nelle favole. 

Non l’avevano avvisata 

Che il lieto fine è dopo i quarant’anni

Ma che non può schioccare le dita

E arrivarci in due secondi.