Sulla luna. 

Dirò di averti vista tra le crepe

Di una casa in rovina

Coperta dall’edera,

Quella che cresce su una sola collina

Della luna. 

Dirò di averti vista tra le lacrime

Del sole d’Agosto 

Quello che sembra più una nuvola

E che poi si scioglie nel mare

Ogni singola sera, alle 9. 

Dirò di averti vista 

Quando eri poco meno di te stessa 

E un po’ meno una maschera

da quando hai contato fino a 10

Ma all’incontrario

E non perché si fa

Ma perché hai il cuore che rintocca 

I secondi accordato con il La

Del telefono. 

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Sputo. 

È uno sputo di tristezza 

Che mi toglie il sapore del bene

Da labbra piene

Di ogni genere d’insicurezza. 

È uno sputo di tristezza 

Che dà una lucidata 

Ad una fottutissima etichetta

Nuova di zecca

E vecchia contemporaneamente

Come una polaroid del 1937. 

È uno sputo di tristezza

Solo uno sputo 

Perché poco di più sarebbe troppo

Anche per quelli che hanno consapevolezza

Di predicare crudeltà abnorme,

Di regalare sguardi disumani

Ma noi, ricordatelo

Noi abbaiamo come i cani,

Noi facciamo più rumore

Di un cacciabombardiere. 

Il tempismo è relativo. 

Non ho mai avuto tempismo

Con le persone 

È sempre stata la motivazione

Data in silenzio,

Che somiglia più ad una giustificazione

In realtà, 

Per lo sforzo di comprire la mia incapacità 

Di saper amare

O forse quella di riuscire

Ad essere amati. 

Non ho mai avuto tempismo

Soprattutto con le persone

Quella fissa d’arrivare

Sempre troppo puntuale

Costretta sempre ad aspettare.

La più atroce delle torture. 

Io non ho mai avuto tempismo,

Non con le persone. 

Ho sparpagliato pezzi di cuore

E loro non hanno fatto altro

Che farmi aspettare. 

Foto tagliate. 

Le piacciono 

Le foto tagliate

Perché odia il suono

Della sua voce. 

Non che il collegamento

Abbia senso

Ma ne ha nel tormento

Dei suoi occhi 

Da sedicenne

Che chiede una goccia 

Di nostalgia 

Ad ogni cittadino del posto,

Per trasformarla in una lacrima

Da piangere di notte

Per la morte dell’unico fiore

Sulla strada di scuola. 

E vuole tutto, ma mai pena. 

Perché quella taglia la pelle.

Conosce il dolore del mondo

Ma lo moltiplica per cento 

Perché ha il cuore troppo debole.

Il problema è che non lo dicevano 

Nelle favole. 

Non l’avevano avvisata 

Che il lieto fine è dopo i quarant’anni

Ma che non può schioccare le dita

E arrivarci in due secondi. 

Glossario militare.

Due strati di smalto

che ho messo per sfizio.

Consumato dalla sabbia.

Consumata dalla rabbia.

Tolto durante un conflitto,

campo di battaglia: lo specchio.

Difesa inconsistente,

Attacco formato dalle unghie,

schierate dopo una rapida lettura

del glossario militare.

Formazione a testuggine romana,

pezzi di smalto spinti al confine

quel che rimane è il contrario dell’amore.

 

Ho i capelli corti per pensare meglio- pagine Facebook

 

 

Bastardo! 

Schiocca la lingua

Contro al palato

E tiene il cuore

Leggermente socchiuso. 

Schiocca la lingua 

Contro al palato

E sbatte sul tetto di parole

Anche il vizio di non parlare. 

Vizio che ha da anni

Che le toglie migliaia di secondi. 

Che le toglie la voglia anche di gridare.

Di gridare al cielo che è un bastardo 

Che ha sempre da chiedere

Ma mai da dare in cambio.

Passo storto


Andrò all’inferno

Con passo storto.

Per non darvi quel che volete:

Un cuore morto.

Perché è lui il mio perno,

Quel che mi tiene incastrata 

a questa vita contorta

Vissuta come il mio passo:

storta. 

E se fosse morto 

Sopravvivrei soltanto

Ma forse non merito più di questo?

Forse non merito più di un cuore morto?

Io credo di sì.