Neanche un po’. 

Oggi sono andata al mare.

Ho passato metà della giornata immersa nell’acqua, l’altra metà immersa nel calore del sole. 

Prima di partire per la spiaggia mi sono assicurata di aver lasciato ogni pensiero a casa, chiuso nella mia stanza, incastrato tra il letto e la porta. 

Ed è andata bene, molto bene. 
Ti ho nominata solo una volta, forse due. 
Ti ho pensata solo nei momenti di silenzio. 
Ho cercato il tuo volto solo una volta ma non ho trovato nessuno che ti somigliasse. Del resto, però, non lo trovo mai. 
Sono tornata a casa distrutta dopo la strada fatta a piedi, simile ad un aragosta e con la pelle al sapore di sale. 

Ho aperto la porta di camera mia, sono entrata e i miei pensieri, tutti, nessuna eccezione, mi hanno avvolta più di quanto fosse riuscito a fare il sole nelle ore precedenti. 
Sono diventata monotona e i miei pensieri con me.

 Tutti rivolti a te. 
Ho sbuffato mentre mi sdraiavo sul letto, decisamente più comodo della sabbia.

È stata una bella giornata. È stata una bella giornata senza troppi pensieri. È stata una bella giornata ma mi sei mancata, mi sei mancata come l’aria ed io, invece, non ti sono mancata. Non ti sono mancata neanche un po’. 

Amore a senso unico.

lonely-pic-16.jpgStavo pensando che se non avrò te allora non vorrò nessun’altro.

E non ha senso. Ho diciannove anni, una vita davanti, ma la certezza costante che di te ne esiste solo uno.

E sono inutili le frasi fatte, le speranze future, la quantità di persone che esistono al mondo. Io voglio te e basta. Voglio te ed ogni tua parte, voglio te senza l’eccezione neanche di un solo particolare.

Voglio te. mi senti?

Sei sordo.

Perso nel tuo mondo.

Non mi fai entrare.

Mi chiudi fuori.

Mi fai sentire un meticcio, randagio, lasciato sotto la pioggia durante la notte.

Mi guardi.

Mi allontani.

Mi lasci avvicinare e poi mi allontani ancora.

Sei impegnato.

Non ti importa di me.

 

Mi importa di te. Mi importa troppo di te.

 

Perché l’amore può essere a senso unico?

Dovrebbe essere vietato, crea troppa sofferenza. Non ne puoi uscire, non sono ammesse inversioni. Sono fottuta e basta.

 

 

 

 

 

Dammi un segno!


Dimmi che sei lì, che non sto parlando con la parete. 

Vorrei che sapessi che sto aspettando. Che poi se avrò l’opportunità di vederti ancora allora sarò felice. 

Che se ti penso sempre, nessun minuto della giornata escluso, è perché non riesco a farne a meno. Neanche se mi sforzo. 

Che valgo la pena di provare. 

Che non chiedo molto, solo una risposta, due chiacchiere, l’opportunità di perdermi nei tuoi occhi, la serenità del tuo sorriso, l’armonia della tua voce. Niente di più. 

Vorrei che sapessi che il mio cuore perde un battito quando penso a te e smette di battere per qualche istante quando ti vedo, ma forse te ne sei già resa conto.Perché non riesco a nasconderlo, perché sono goffa e imbranata, perché tu mi togli ogni certezza.  

Che poi, quando ci penso, mi sento stupida e forse un po’ lo sono. 

Sperare che tu sia nel mio disegno divino dico, beh sì! è da stupidi. 

Io che non credo neanche a Dio. 

Stupida!

 

E allora facciamo che il mio destino lo disegno io. Prendo un foglio, uno bianco, nuovo; e disegno. 

Traccio i contorni della tua figura, è stilizzata ma voglio che ti somigli. 

È piccola, delicata, strana, imperfetta. Sei tu. Ha due occhioni azzurri e un sorriso… beh, il tuo sorriso. 

Poi ci sono io che se mi chiedessi di scalare l’Everest per te ti chiederei dov’è lo zaino da viaggio. 

Io che ti guardo, da lontano, troppo lontano. 

Ma se il mio destino lo scelgo io allora ti voglio vicina, allora ti voglio davanti a me. 

Traccio altre linee. 

Perchè a me una vita accanto a te andrebbe più che bene. 

Vorrei solo che sapessi che sto mollando. 

Perché questo foglio é sterile di fronte al tuo disegno che chiaramente non ha niente a che fare con il mio. 

Vorrei solo che includessi la mia figura stilizzata in questo tuo disegno, magari che mi somigli. 

Può essere goffa, imbranata, imbarazzata ma sempre con la sguardo puntato su di te. 
Dammi un segno; il più piccolo che poi… dov’è lo zaino? 

Insegnami a non pensarti.


Ho fissato il soffitto per ore. Minuti che si sono susseguiti senza il minimo rumore. 

Ho fissato il soffitto fino a che il bianco non si è trasformato in nero e poi in azzurro e poi in rosso. 

È un soffitto eppure riesco a trovarti anche lì, tra le ombre del lampadario e le crepe quasi invisibili della vernice. 

È uno stupidissimo soffitto eppure riesco a distinguere il tuo sorriso, il tuo sguardo e il tuo naso spolverato di lentiggini.

 

Sarei capace di scorgere la tua figura anche nelle nuvole, nella parete di un palazzo, in uno specchio d’acqua o nel riflesso ambiguo di una vetrata. 
Insegnami a non pensarti o permettimi di averti sempre. 

Urla.


Dimmi che devo smettere di tentare. Dimmelo ora, sottovoce, così magari fa meno male. 
Poi abbracciami, abbracciami una volta in più che se non avrò più l’occasione di farlo almeno avrò un ricordo indelebile della tua stretta, quella stretta così forte che sembra impossibile che ti appartenga.
Dimmi che non sono quella giusta per te. Dimmelo ora, sottovoce, così magari fa meno male. 

Non dirmi perché, non importa. Cosa cambierebbe? 
Dimmi che ti ricorderai di me. 

Urlamelo. Urlamelo adesso! 

Perché tanto farà male comunque; perché tanto piangerò comunque; perché non avrò altri ricordi che te ma io nella tua mente sarò solo una delle tante.

Ho paura.

La ammetto, ho paura. 

Ho paura di perderti senza averti mai avuto. 
Ho paura perché quando ti avrò perso sarò costretta ad odiarti. 

È così che funziona. 

Odierò il tuo pensiero, quello continuo che mi occupa la testa sempre.

Odierò la tua voce anche se è l’unica che mi fa tremare sempre

Odierò me stessa per essere stata stupida come sempre.
Ho paura perché anche la mia ultima speranza sarà abbattuta, annientata, distrutta in tanti frammenti che neanche un lavoro minuzioso potrà incollare di nuovo insieme. 
Ma la paura più grande che ho è di non aver mai lottato per entrare a far parte della tua vita; di non aver mai lottato per farti conoscere chi sono. 

Punto i gomiti e mi faccio spazio tra la folla di paure, massa informe.

Stasera le paure possono aspettare. 

Ma tu, ci credi nell’amore a prima vista? 

Tu ci credi? 

Tu credi che sia possibile, con un solo sguardo come mezzo, capire se quella è la persona giusta per te? 

Un po’ fa paura, non credi? 

Uno sguardo può sconvolgerti la vita e tu non te ne rendi conto neanche subito. 

Perché sì, il colpo di fulmine secondo me esiste ed è una fregatura. 

Non ti avverte, non ti chiama, non ti dice che sta per arrivare o che ha appena toccato terra, ti folgorato e basta e tu rimani imbambolato, incantato, diventi un povero idiota.

E non dispiace. Vuoi essere quel povero idiota.