Briciole. 

Briciole di te sulle spalle.

Sono rimaste

sul cappotto verde militare
che avevo quel giorno. 

Sono rimaste 

quando mi hai abbracciata

stretta.

Hai lasciato 

un po’ di te. 

Lo lasci ovunque

un po’ di te

ed io l’ho sempre cercato

tra strade sconosciute

ma poi l’hai lasciato 

su di me

sulle mie spalle

e quelle le conosco bene. 

Hai lasciato briciole di te

che i piccioni

non porteranno via

e neanche il vento

perché non sono briciole

di pane

sono briciole 

di te. 

Diamine! 

Sono di te. 

 

 

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Vite alternative. 

Ho immaginato 

una vita alternativa

dove non ci sei mai stata

neanche per uno sguardo

fuagace.

Una vita alternativa

dove un uomo

al tuo posto

mi tiene la mano

tra le vie del centro

ma non il cuore.

Un uomo distinto

che non ho inseguito

che mi ha inseguita 

solo per un po’

ma che l’avrebbe fatto

per sempre

che poi ha ricevuto in cambio

amore sterile

ossimoro devastante

e non ne è consapevole. 

Ho immaginato 

un vita alternativa

e mille altre ancora

dove non ci sei mai stata

unica regola posta al turbinio

della mia immaginazione.

Ho immaginato

ma mi sei mancata

anche solo quello

che non ho di te

è per me felicità

che non venderei

mai

non scambierei

mai

per nessuna strada piana

nessun viale alberato

nessun percorso alternativo

che mi porterebbe ovunque

ma non da te.

Cabina telefonica

Spenderei 

ogni centesimo che ho in tasca

in gettoni arrugginiti

a disagio in quest’epoca

in cabine telefoniche

con i vetri rotti a chiudere la gabbia

 e reliquie a terra di vandalismo

sotto alle scarpe da ginnastica.

Spenderei 

ogni centesimo che ho in tasca

per chiamarti e tacere

per sentirti assonnata

perché è mattina 

tra poco ho lezione

ma tu ieri sera hai suonato 

e hai la bocca impastata dal sonno

e da testi di canzoni frammentarie. 

Spenderei

ogni centesimo che ho in tasca

ogni giorno

quelli che tengo per il caffè

della macchinetta in facoltà 

la miscela del bar

che costa cinque centesimi di più

e non è male

ma la tua voce è meglio. 

Spenderei

ogni centesimo che ho in tasca

perchè ho bisogno

di sentire il suono del tuo buongiorno

per stare meglio

e magari poi prendo il coraggio

e ti dico che sono io

che lo so che 

non ti interessa

che lo so che

a Torino si sta bene 

anche senza il pensiero di me

ma devi saperlo 

che a Firenze l’aria manca 

di quella chiarezza che tu hai. 

Da quella volta. 

Da quella volta

la sala d’attesa la controllo sempre

metti che poi sei lì

a guardare quanto ritardo 

devi sopportare.

E non è che entri

non ogni volta

mi siedo sola

solo quando mi manchi particolarmente

a volta guardo distratta

distratta per finta, si intende

perché poi mi par sempre 

di vederti tra turisti irritati

e scolaresche burrascose

e allora torno sui miei passi

cammino all’indietro

e rischio di calpestare scarpe costose

e ricevere insulti in dono. 

Ma non eri tu 

neanche questa volta. 

Bella e strana.

Sei bella e strana.

Non sei bella perché sei bella

non per i tuoi lineamenti

non per i tuoi occhi malinconici

incurvati di pennellate blu

non per i tuoi denti 

fatti per masticare sogni

non per il tuo naso

vetta dove ha nevicato lentiggini

e neanche per i tuoi capelli

ormai privi di direzione. 

Sei bella perché sorridi

quando chiamano il tuo nome

perché sei piccola

ma guardi il mondo dall’alto

perchè sei strana

con i pantaloni a pinocchietto

e la chitarra sulle spalle

una melodia tra le labbra 

e la risata soffocata.

Sei bella e strana. 

E non sei bella perché sei bella. 

Sei bella perché sei tu. 

Il tempo

Il tempo è strano.

Trasforma la speranza in rassegnazione

la mancanza in quotidianità

la tristezza in ricordi

la rabbia in quiete

la delusione in menefreghismo

la felicità in normalità 

Non mi piace il tempo.

Se non ci fosse 

avrei ancora speranza

un pizzico di felicità 

una manciata di parole tue

se non ci fosse

avrei i tuoi occhi chiari su di me

luminosi

ad illuminarmi.

Piccolo principe.

 

 

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“Hai lo stesso taglio di capelli del piccolo principe.”

Te l’ho detto senza remore perché è vero e mi fa sorridere. Perché se fossi bionda saresti uguale.

 

A te non è necessario spiegare le cose, le capisci. Un po’ come i bambini che comprendono il mondo con i loro occhi senza bisogno di tante parole complicate, lo trovano loro un “perché” e non importa se manca di logica.

E allora hai capito che il taglio di capelli fosse solo una delle tante cose per cui io ti assomigli al piccolo principe.

E sai bene che avete lo stesso sguardo. Lo stesso cuore da bambini e lo stesso labirinto al posto della mente.

 

Perché tu grande non vuoi diventare, anche se un po’ lo sei già.

Ma tu hai la meraviglia immersa immensa nel luccichio dei tuoi occhi chiari come il cielo dopo ore di pioggia a scroscio che ti tiene al sicuro dal mondo degli adulti.

 

“Hai lo stesso taglio di capelli del piccolo principe.”

Te l’ho detto tra un passo e l’altro mentre il tempo che avevamo a disposizione insieme stava terminando.

Mi hai guardato ed hai sorriso anche tu. Perché lo sai che sei la mia rosa anche se il piccolo principe sei tu.