Sono miope

Ho visto i frantumi del tuo cuore

riversi sconsolati sul fondo 

di occhi ridenti. 

Ti ho offerto il mio di cuore,

silenziosamente,

senza la pretesa che lo prendessi

perché lo so che fa paura

tenere tra le braccia un cuore

che non ti appartiene,

un po’ come un neonato

che lamenta lo schifo del mondo. 

Non l’hai voluto il mio cuore

e allora ti ho offerto 

di rimettere insieme i pezzi

del tuo di cuore. 

Che non sarebbe stato il cuore 

di prima

ma che sarebbe stato un cuore 

pulsante di nuovo.

Ma io sono miope

e mi sforzo

giuro che continuo a farlo

giuro che provo a mettere a fuoco

quei pezzettini minuscoli

insanguinati ma ancora tanto

speciali che mi sembra il caso

di non buttare. 

Ma sono piccoli

e tu sei lontana

ed io, te l’ho detto:

sono miope. 

Natale

Sono uno scuro rimasuglio di cenere.

Una sola goccia di cielo 

mi fa catrame,

la pioggia di stelle mi diluisce. 

Sono il magone al sapore di Natale,

un maglione rosso fuori dallo scatolone,

la mancanza nascosta,

la malinconia repressa. 
Sono un film scontato 

trasmesso e ritrasmesso

che nessuno ha mai capito

quel che non c’era

da capire 

ma ci sarebbe voluto essere.
Sono la macchia d’inchiostro

su una camicia chiara

che adesso è la mia preferita,

che sa di vaniglia

anche se non sà il motivo. 
Sono l’elastico rosso

un tempo rosso fuoco

che ha perso l’appetito

per questa misera vita,

che adesso cerca dignità 

perché la sua utilità l’ha persa

troppo tempo fà.
La cerca ovunque:

sotto il cemento

sopra al cemento

tra i libri di testo

tra le coperte sfatte

e sotto ai lampioni

perché i lampioni son sempre piaciuti

alla dignità. 

Sole

Confondo gli abbracci con gli addii

e i sorrisi con la felicità. 

Confondo il cuore con la mente

e la mente con la ragione. 
Confondo il caldo con il sole

il giallo con il sole

l’estate con il sole

anche se dell’estate aprezzo più la pioggia

che il sole. 

E lo so, sono una contraddizione

perché poi lo aspetto

il sole

tra i pigmenti neri

di malinconia.

E lo disegno 

il sole. 

Anche se non c’è.

Lo disegno sulle pareti bianche

con i gessi che sono a pezzi

che tanto basta un po’ di polvere gialla

per disegnare 

il sole. 

Memoria emotiva.

Io ti ho impressa 

nella memoria

emotiva

per sicurezza

che se anche perdessi

l’ippocampo

ti ricorderei ancora.

Magari non ricorderei

il tuo volto

non il suono della tua voce

non il rossore delle tue gote

o il tuo sorriso,

i tuoi occhi

no, quelli non li ricorderei

per niente

e sarebbe un gran peccato 

lo so. 

perché sono belli.

Ma tanto

cosa mi importa?

Ti ho impressa

nella memoria 

emotiva,

che se anche perdessi

l’ippocampo

perderei tutto 

ma non la possibilità 

di innamorarmi di te. 

Perché è vero

che ogni istante vissuto

sarebbe disciolto

come goccia di colore

in fin troppa acqua

ma cosa mi importa

di ricordare

la prima volta 

che ti ho vista

quando potrei rivederti

ancora per la prima volta?

che poi non sarebbe la prima

ma sarebbe la prima comunque.

e potrei respirare 

nuovamente

e ricordare di aver già 

respirato così

non in una vita passata

ma proprio in questa. 

In questa vita

in cui salverei

di me

 solo 

l’amigdala. 

Perché tanto, 

anche perdessi

l’ippocampo

non perderei te. 

Scriverei

Scriverei prima carezze silenti

Per far scomparire il velo di malinconia

Che incurva i tuoi occhi blu

E poi pallidi addii per non perderti mai del tutto

Per ritrovarti nuovamente nell’aria chiara di un lunedì scorbutico.

 

Scriverei prima placidi sguardi

Per far sì che nessuna lacrima scappi

Per la troppa fretta di un ingenua me

E poi fischi di treni imbizzarriti

Per portarti via a respirare l’aria di un venerdì crucciato.

 

Scriverei prima solo silenzio

Per farti apprezzare il ritmico incedere del mio cuore

Per te

E poi, infine, mancanze abissali

Per farti sentire l’incedere del tuo cuore

Senza me.

Pazienza.

Lo so

che ogni cosa ha il suo tempo

che tu sei fatta per i passi piccoli

ma io ho le gambe lunghe. 

E lo so 

che devo far rifornimento 

di pazienza e ossigeno

ma io voglio parlarti 

del riflesso patellare

delle emozioni

della Gestalt

e del cane di Pavlov.

E lo so, credimi,

che non bisogna partire in quarta

che poi la macchina si spegne

e bloccare il traffico di mezza città

 è un attimo.

Lo sai che lo so

che per ogni cosa 

c’è il momento giusto

ma, a me, del momento giusto

non importa 

perché con te sarebbe giusto

anche il momento

più sbagliato in assoluto

anche l’istante prima di un esame

quello dopo un colloquio andato male

durante una telefonata importante

il punto più bello

del mio film preferito

o la mattina

che quella per me

di istanti giusti

non ne ha neanche uno. 

È che tu non hai fiducia in me

non credi che io possa

rendere giusti

attimi sbagliati

e invece ne sarei capace

non spenderei il mio tempo

per altro

se non rendere 

ogni tuo momento sbagliato

giusto

con me.  

Sigaretta.

Tu per me

Sei come

l’ultima sigaretta

Di Zeno.

Solo nicotina

E catrame sei,

Cosa ci vorrà mai

Per smettere

Di fumarti?!

 

Sei sempre l’ultima

Sicuramente ultima

Sinceramente ultima

Ma mai ultima

Davvero.