Io sdrammatizzo. 

Io sdrammatizzo 

ogni istante di tensione.

Metodo alternativo alla contrazione

di muscoli adoperati al panico

per tutto ciò che c’è d’esterno

alla mia zona confort.

Io sdrammatizzo 

anche quando non è il caso,

quando dovrei mantenere il viso teso

il cuore appeso

il petto alzato

per respiri costanti e pacifici.

E invece, io sdrammatizzo.

E dico tutto ciò che non ha senso

sconnessa con il mondo,

con chiunque dotato di buon senso.

Chiunque ma non io.

 Che sdrammatizzo,

per nasconderli i drammi

che questo schifosissimo mondo

ne è tanto pieno già di suo

così tanto che potrebbe venderli

a peso d’oro.

Mentre io compro solo acqua pulita

per diluirli.

Che magari così qualche risata

cristallina la guadagno.

Similitudine irrisolta. 

Sei la mia similitudine irrisolta

che sgomita per la svolta,

che arranca tra la folla

di errori e mancanze,

di pentimenti e rimpianti. 

Sei la mia similitudine irrisolta.

Dissociazione scombinata di etica,

associazione di perdono e volontà.

Sei stato una valanga che atterra,

scuote, raffredda,

ma che ora, in ginocchio,

fatica per rimettere insieme

ogni sperduto coccio

e farne di nuovo un cuore. 

Una valanga che mette oro da parte

per scioglierlo tra le crepe profonde

di quello stesso cuore consumato

e farlo diventare un pezzo

d’antiquariato. 

Profumo di sale. 

​Tu sorridi e lo sai fare bene.

Anche se hai l’anima di vetro

che è ancora caldo

e sì, è vero,  riscalda 

ma è fragile.

Tu sai sorridere, lo fai bene,

per davvero;

Anche se un uragano

ha messo sabbia nel tuo sterno,

tu l’hai bagnata

e trasformata in un cuore

che somiglia ad un castello. 

Ed io da vassallo ti dico:

non perderlo mai quel sorriso

sarebbe un peccato

perché quando sorridi

anche le scale di sabbia 

resistono al peso del mondo

e dalle finestre entra il profumo

del sale

che ricorderebbe il mare

anche al più alpino

dei forestieri. 

Attenzione selettiva. 

Sei stata Z in una folla di O. 

Distinta dal grigio. 

Diversa dal caos.

Ma caos costante 

in ogni cellula e sinapsi. 
Sei stata una Z in una folla di O.

Il volto amato che risalta

ad occhi amanti 

anche tra mille altri volti 

simili a te 

ma mai simili abbastanza

per confonderti

per perderti

per sovrastarti.

Son sempre stata pronta a trovarti

attenta selettivamente

innamorata, intrappolata

crudelmente. 
Ora vorrei solo trasformarti in una Q 

per nasconderti in un mare di O. 

 

Reiterazione. 

Lasci i tuoi ricordi più preziosi

sugli scogli, tra i granchi. 

Lasci la custodia alle onde

così che con la reiterazione

evitino mera disperzione. 
Tu con il passato vuoi costruirci

una casa con le tegole colorate

e un oblò che da sul mare,

per svegliarti presto

e sentire i tuoi ricordi

ricordati dal mare

che bussa sui massi scivolosi

per farti prendere posto

tra le onde e i granchi

a ripescare ricordi. 

Pioggia. 

La pioggia mormora

reclama attenzione

stanca della solitudine

da umidità.  

Ha paura di cadere

ma nessuno si ferma mai

a raccoglierla

per consolarla. 
La pioggia mormora

ha bisogno di sfogare 

tutta quella mancanza d’amore

che la blocca a mezz’aria.

Son vertigini le sue,

paura incontrollabile

di finire su terra arsa

e non riuscire a renderla

feconda. 
La pioggia mormora

e si rende sempre più leggera,

per gridare al vento

di portarla via

su terre amorevoli

su spalle di giovani

che la respirino

come si respira la poesia.