Passo storto


Andrò all’inferno

Con passo storto.

Per non darvi quel che volete:

Un cuore morto.

Perché è lui il mio perno,

Quel che mi tiene incastrata 

a questa vita contorta

Vissuta come il mio passo:

storta. 

E se fosse morto 

Sopravvivrei soltanto

Ma forse non merito più di questo?

Forse non merito più di un cuore morto?

Io credo di sì. 

Parlami.

Parlami del rumore del tuo sorriso

che è uguale a quello di tua mamma

e del perché sia così corroso

anche se non hai rimasugli d’acido

sulle labbra.

 

Parlami di quella volta che sei inciampata nel mare

e uno scoglio ti ha tenuta a galla

e di quando la testa ti è diventata leggera

senza il bisogno di vino, ne’ di birra

ma solo di un bacio

sulle labbra.

 

Parlami di quando hai chiuso gli occhi

per rimanere sveglia

e di quando hai bevuto caffè

per sconfiggere l’insonnia.

 

Parlami

Ti prego, parlami dei tuoi occhi

che bevono la luce delle stelle

e vomitano l’inconsistenza della sabbia

che mescolata alla primavera

assomiglia al sapore che hai

sulle labbra.

 

 

 

 

 

 

 

Stella senza spine. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di brillare 

Sempre e solo al confine 

Del cielo. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di amare 

Il buio 

Perché la luce proprio

Non ti piace. 

Soprattutto la tua

Quella un po’ la odi.

Chissà perché poi guardi il mondo 

Dal basso

Anche se sei più in alto

Delle nuvole. 

E chissà perché poi illumini d’azzurro

E ti senti più nera del buio. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di sorridere

E poi tremare. 

Surrealtà. 

La surrealtà delle orchidee

assomiglia al profumo del mare.

E un po’ anche alle stelle senza spine

e alle rose che perdono petali.

 
La surrealtà delle orchidee

assomiglia al rumore delle ali

dei gabbiani bagnate dal sale

e al suono di passi sugli scalini.

 
La surrealtà delle orchidee

assomiglia tanto ai girasoli

che inseguono il sole

e rimangono malinconici solo

quando il cielo è terra delle nuvole.

Trincea. 

È una guerra di logoramento.

Perde il vile amante del tempo. 

E noi stiamo in trincea

Con l’indice bagnato

Che si allunga verso l’alto,

I fucili sotto braccio

Pronti all’attacco,

Gli avanzi di coraggio

Tra i denti cariati

Per crudi baci salati.
Baci rubati 

Nascosti, sviliti. 

Baci concreti 

Che contengono minuti. 

Ambasciatori di nemici

che portano i saluti

dei vinti. 

Conserva.

Conservo il tuo profumo

in un angolo dello sterno

perché non ne so nulla del futuro

e metti che poi mi perdo.

Conservo il tuo profumo

proprio un bacio prima di lasciarti

che i limiti  contano le ore

e anche non fossero loro a contarle

le conterebbe il sole.