Il tempismo è relativo. 

Non ho mai avuto tempismo

Con le persone 

È sempre stata la motivazione

Data in silenzio,

Che somiglia più ad una giustificazione

In realtà, 

Per lo sforzo di comprire la mia incapacità 

Di saper amare

O forse quella di riuscire

Ad essere amati. 

Non ho mai avuto tempismo

Soprattutto con le persone

Quella fissa d’arrivare

Sempre troppo puntuale

Costretta sempre ad aspettare.

La più atroce delle torture. 

Io non ho mai avuto tempismo,

Non con le persone. 

Ho sparpagliato pezzi di cuore

E loro non hanno fatto altro

Che farmi aspettare. 

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Foto tagliate. 

Le piacciono 

Le foto tagliate

Perché odia il suono

Della sua voce. 

Non che il collegamento

Abbia senso

Ma ne ha nel tormento

Dei suoi occhi 

Da sedicenne

Che chiede una goccia 

Di nostalgia 

Ad ogni cittadino del posto,

Per trasformarla in una lacrima

Da piangere di notte

Per la morte dell’unico fiore

Sulla strada di scuola. 

E vuole tutto, ma mai pena. 

Perché quella taglia la pelle.

Conosce il dolore del mondo

Ma lo moltiplica per cento 

Perché ha il cuore troppo debole.

Il problema è che non lo dicevano 

Nelle favole. 

Non l’avevano avvisata 

Che il lieto fine è dopo i quarant’anni

Ma che non può schioccare le dita

E arrivarci in due secondi. 

Glossario militare.

Due strati di smalto

che ho messo per sfizio.

Consumato dalla sabbia.

Consumata dalla rabbia.

Tolto durante un conflitto,

campo di battaglia: lo specchio.

Difesa inconsistente,

Attacco formato dalle unghie,

schierate dopo una rapida lettura

del glossario militare.

Formazione a testuggine romana,

pezzi di smalto spinti al confine

quel che rimane è il contrario dell’amore.

 

Ho i capelli corti per pensare meglio- pagine Facebook

 

 

Bastardo! 

Schiocca la lingua

Contro al palato

E tiene il cuore

Leggermente socchiuso. 

Schiocca la lingua 

Contro al palato

E sbatte sul tetto di parole

Anche il vizio di non parlare. 

Vizio che ha da anni

Che le toglie migliaia di secondi. 

Che le toglie la voglia anche di gridare.

Di gridare al cielo che è un bastardo 

Che ha sempre da chiedere

Ma mai da dare in cambio.

Passo storto


Andrò all’inferno

Con passo storto.

Per non darvi quel che volete:

Un cuore morto.

Perché è lui il mio perno,

Quel che mi tiene incastrata 

a questa vita contorta

Vissuta come il mio passo:

storta. 

E se fosse morto 

Sopravvivrei soltanto

Ma forse non merito più di questo?

Forse non merito più di un cuore morto?

Io credo di sì. 

Parlami.

Parlami del rumore del tuo sorriso

che è uguale a quello di tua mamma

e del perché sia così corroso

anche se non hai rimasugli d’acido

sulle labbra.

 

Parlami di quella volta che sei inciampata nel mare

e uno scoglio ti ha tenuta a galla

e di quando la testa ti è diventata leggera

senza il bisogno di vino, ne’ di birra

ma solo di un bacio

sulle labbra.

 

Parlami di quando hai chiuso gli occhi

per rimanere sveglia

e di quando hai bevuto caffè

per sconfiggere l’insonnia.

 

Parlami

Ti prego, parlami dei tuoi occhi

che bevono la luce delle stelle

e vomitano l’inconsistenza della sabbia

che mescolata alla primavera

assomiglia al sapore che hai

sulle labbra.