Magari poi io.

Solo di chi non sa camminare,

che inciampa anche quando ha il vento a favore.

Di te. Che il mio fegato mi dice di non fare,

Di rimanere e basta.

Di soffocare la valvola mitrale,

Chiuderla a tempo indeterminato,

Che se si libera un posto

Se si libera e compro del tempismo,

Magari poi io.

Nevrosi.

Ecco
Odore di petrolio
Che infetta le narici
E poi la mia zucca
Mezza marcia
Che quando sarà distrutta
La darò in pasto ai topi
Così che ci studino
La vita organica
Delle nevrosi.

Assedio

L’assedio ha avuto inizio

Alle 3 di lunedì mattina. 

Perché la notte le ha portato consiglio

Ma ha portato quello sbagliato. 

Organizzato per stremare,

Per togliere il fiato e far soffrire.

Quella senz’aria è la morte peggiore

Perché quando ce l’hai nella gola

Anche il mare è crudele.

Foto tagliate. 

Le piacciono 

Le foto tagliate

Perché odia il suono

Della sua voce. 

Non che il collegamento

Abbia senso

Ma ne ha nel tormento

Dei suoi occhi 

Da sedicenne

Che chiede una goccia 

Di nostalgia 

Ad ogni cittadino del posto,

Per trasformarla in una lacrima

Da piangere di notte

Per la morte dell’unico fiore

Sulla strada di scuola. 

E vuole tutto, ma mai pena. 

Perché quella taglia la pelle.

Conosce il dolore del mondo

Ma lo moltiplica per cento 

Perché ha il cuore troppo debole.

Il problema è che non lo dicevano 

Nelle favole. 

Non l’avevano avvisata 

Che il lieto fine è dopo i quarant’anni

Ma che non può schioccare le dita

E arrivarci in due secondi. 

Parlami.

Parlami del rumore del tuo sorriso

che è uguale a quello di tua mamma

e del perché sia così corroso

anche se non hai rimasugli d’acido

sulle labbra.

 

Parlami di quella volta che sei inciampata nel mare

e uno scoglio ti ha tenuta a galla

e di quando la testa ti è diventata leggera

senza il bisogno di vino, ne’ di birra

ma solo di un bacio

sulle labbra.

 

Parlami di quando hai chiuso gli occhi

per rimanere sveglia

e di quando hai bevuto caffè

per sconfiggere l’insonnia.

 

Parlami

Ti prego, parlami dei tuoi occhi

che bevono la luce delle stelle

e vomitano l’inconsistenza della sabbia

che mescolata alla primavera

assomiglia al sapore che hai

sulle labbra.

 

 

 

 

 

 

 

Stella senza spine. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di brillare 

Sempre e solo al confine 

Del cielo. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di amare 

Il buio 

Perché la luce proprio

Non ti piace. 

Soprattutto la tua

Quella un po’ la odi.

Chissà perché poi guardi il mondo 

Dal basso

Anche se sei più in alto

Delle nuvole. 

E chissà perché poi illumini d’azzurro

E ti senti più nera del buio. 

Tu sei una stella senza spine

Che ha il vizio di sorridere

E poi tremare.