Alternativa.

Se volessi credere

Che in un universo alternativo

L’alternativa fosse l’alternarsi

Dei chilometri d’atmosfera

Che cristallizzano ora ogni genere d’aspettativa

Farei a meno della forza di gravitá

Che mi spinge verso il mare,

Perderei il senso di realtá,

L’orientamento, inizierei

A sopravvivere e ad annaspare.

Se volessi credere

Che in un universo alternativo

L’alternativa fosse l’alternarsi

Di lettere d’amore

Scriverei d’amore, sì

Ma ti invierei solo francobolli,

timbri postali e le briciole di rame.

Se volessi credere

Ad un universo alternativo

Sarei forse la sola?

Barche 

Hai presente

Le luci delle barche

Di notte.

Quelle che chiamo gli occhi

Ma solo i nostri

Che son cocci rotti.

E fa freddo, lo so

Ma sei tu che volevi

L’inverno.

Fa freddo, lo so

E mi dici:

portiamo un po’

Di sabbia nel nostro letto?

Nevrosi.

Ecco
Odore di petrolio
Che infetta le narici
E poi la mia zucca
Mezza marcia
Che quando sarà distrutta
La darò in pasto ai topi
Così che ci studino
La vita organica
Delle nevrosi.

Ulisse. 

Qualche riga

Da decifrare 

E altre mille e cento 

Cose da capire. 

Ma sai cosa, Ulisse?

Le tue parole son tornate a casa

E tu stai ancora in viaggio,

Da così tanto che il mare

Ormai ce l’hai nella gola,

Da così tanto che Itaca

Neanche ricorda più la storia 

Delle mie mani

Che hanno retto l’ancora

Di una nave fantasma

Per non farla salpare.

Perché il vento è crudele 

Ma tu di più. 

Perché le vele sono egoiste

Ma tu di più .

Perchè il tempo è bastardo

Ma tu di più. 

E allora buon passato Ulisse,

A me quello non serve. 

Nella nebbia. 

Ho perso nella nebbia le chiavi di casa

Quelle che avevo appeso al collo

Forse per ironia, un minuto prima

Di perdere la testa. 

Convinta che qui non ci fosse la nebbia

Che siamo a due metri dal mare

Che siamo a due metri dal mare

Da qui si può quasi nuotare

Al massimo c’è un po’ di puzza 

Di salsedine e periferia

Salsedine e periferia

Salsedine portami via. 

Il tempismo è relativo. 

Non ho mai avuto tempismo

Con le persone 

È sempre stata la motivazione

Data in silenzio,

Che somiglia più ad una giustificazione

In realtà, 

Per lo sforzo di comprire la mia incapacità 

Di saper amare

O forse quella di riuscire

Ad essere amati. 

Non ho mai avuto tempismo

Soprattutto con le persone

Quella fissa d’arrivare

Sempre troppo puntuale

Costretta sempre ad aspettare.

La più atroce delle torture. 

Io non ho mai avuto tempismo,

Non con le persone. 

Ho sparpagliato pezzi di cuore

E loro non hanno fatto altro

Che farmi aspettare. 

Foto tagliate. 

Le piacciono 

Le foto tagliate

Perché odia il suono

Della sua voce. 

Non che il collegamento

Abbia senso

Ma ne ha nel tormento

Dei suoi occhi 

Da sedicenne

Che chiede una goccia 

Di nostalgia 

Ad ogni cittadino del posto,

Per trasformarla in una lacrima

Da piangere di notte

Per la morte dell’unico fiore

Sulla strada di scuola. 

E vuole tutto, ma mai pena. 

Perché quella taglia la pelle.

Conosce il dolore del mondo

Ma lo moltiplica per cento 

Perché ha il cuore troppo debole.

Il problema è che non lo dicevano 

Nelle favole. 

Non l’avevano avvisata 

Che il lieto fine è dopo i quarant’anni

Ma che non può schioccare le dita

E arrivarci in due secondi.